Dopo la
crisi di fine Ottocento che ebbe nella brutale soppressione dei Fasci Siciliani
dei Lavoratori, nella sanguinosa repressione dei moti per il pane, nel
tentativo autoritario del generale Pelloux e nell’assassinio di Umberto I per
opera dell’anarchico Gaetano Bresci gli ultimi, drammatici sussulti, il
Novecento si aprì con una svolta del liberalismo che, ora al governo con
Giovanni Giolitti, inaugurò una controversa stagione di riforme sociali
sostenuta dal voto dei socialisti riformisti ispirati da Filippo Turati. Nel
1903 si registrò dunque l’avvio della legislazione sociale, delle concessioni
salariali agli operai delle industrie del nord, dell’affidamento alle
cooperative di braccianti della valle Padana di lavori pubblici.